09/06/08

FLAT a Bologna + manifestazione notturna

Il 14 e 15 Giugno 2008 si terrà la due giorni di Assemblea nazionale femminista e lesbica FLAT.

L'incontro precedente del 23 e 24 febbraio a Roma ha visto la partecipazione di centinaia di donne divise in tavoli tematici. Quest'anno proponiamo 3 ambiti di discussione accomunati dalla volontà di ragionare sulle pratiche e le strategie future del movimento femminista nazionale, che dal 24 novembre 2007 sta crescendo nel nostro paese. Ecco tutte le info:

*Qui le proposte dell'assemblea femminista e lesbica di Bologna

*Leggi o scarica il programma della due giorni!

*Consulta e commenta gli ambiti di discussione della due giorni!

*Il 14/06 Manifestazione notturna contro la violenza maschile

*Sostieni le compagne con qualche euro...

*Scrivici! >>Vieni? A quale gruppo pensi di partecipare? Cerchi un posto per dormire? Vorresti info sui trasporti? Il biglietto costa troppo?

16/04/08

Comunicato UDI sulla pillola del giorno dopo... E il numero per denunciare!

Comunicato UDI sulla pillola del giorno dopo... E il numero per denunciare!

Prima di tutto ecco i numeri ai quali segnalare immediatamente l'eventuale rifiuto di somministrare la contraccezione d'emergenza (LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO)

0659942378- 0659942758
(ufficio segnalazioni del ministero della salute)



Contraccezione d’emergenza: anche noi "non possumus"

Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione, incomincia a porre il quesito se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).

Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni contro le donne.

Facciamo dunque sapere che l'UDI- Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto... ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena.

Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro) debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.

A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.

Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti.

Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini) avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.

Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.

Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza!

Laura Piretti

Udi-Unione Donne in italia

Roma 15 aprile 2008

02/04/08

La Pillola del giorno dopo: i fatti di Pisa


Da Femminismo a Sud

A Pisa
è successa una cosa grave. Due ragazze alla ricerca della *pillola del giorno dopo* sono state trattate ne più e ne meno che come delle fastidiose accattone. Sia i medici della guardia medica che quelli dell'ospedale hanno rifiutato di prescrivere il farmaco richiesto. Per chiarire ancora, semmai ve ne fosse bisogno: La pillola del giorno dopo NON E' la RU486, la famosa pillola abortiva che eviterebbe alle donne che vogliono interrompere la gravidanza la crudeltà di un invasivo e dolorosissimo intervento chirurgico. La pillola del giorno dopo E' un contraccettivo d'emergenza che va preso entro le 72 ore dal rapporto a rischio.

Nulla dice che i medici possano obiettare. Nessun medico si può rifiutare di prescrivere la pillola del giorno dopo. Una delibera del consiglio regionale toscano, infatti, "avverte i medici che non fornire la pillola a chi la chiede si configura come un reato: quello di interruzione di pubblico servizio".

Ma a Pisa evidentemente i medici pensano di essere in un altro stato e fanno un po' come gli pare e per questo rischiano una sanzione disciplinare dalla azienda sanitaria locale e una denuncia in piena regola. I dottori di cui si parla, secondo le segnalazioni arrivate all'Asl, hanno rifiutato di prescrivere la pillola del giorno dopo a due ragazze che in giorni e luoghi differenti sono andate a chiedere assistenza.

La prima ha trovato un bel cartello alla porta della guardia medica che diceva: "Presso questo ufficio non viene prescritta la cosiddetta pillola del giorno dopo". Capite? Neppure fosse una casa privata o un negozio di alimentari in cui si può trovare scritto: "In questo negozio non si vende carne di pollo!".

La ragazza giustamente non si arrende. Sono le due di notte e non può rintracciare ne' il suo medico curante ne' la ginecologa. Così prova ad andare in ospedale. Anche lì però la stessa storia. Le hanno detto che doveva aspettare fino alle 6.00 del mattino perchè il medico di guardia notturno era un obiettore di coscienza e non avrebbe prescritto la pillola.

Al cambio turno la ragazza riceve la pillola, pagata con un ticket di 25 euro (che attraverso la prescrizione alla guardia medica sarebbe costata molto meno), e dato il ritardo con cui l'ha presa c'e' certamente un dubbio sulla sua efficacia.

Dopo qualche giorno un'altra ragazza accompagnata da un'amica si reca al pronto soccorso. Deve aspettare le emergenze della fila fino a che un'infermiera non le indica la guardia medica per accellerare i tempi. Così la ragazza chiama al telefono ed è arrivata la doccia fredda: i medici hanno risposto "di restare pure al pronto soccorso perché tanto lì nessuno dei medici le avrebbe prescritto la pillola". Così l'infermiera non può fare altro che consigliarle di provvedere svegliando una persona fidata che avrebbe potuto risolvere il problema entro la fine delle 72 ore.

Su queste due gravi vicende l'Asl "ha avviato una indagine interna". Come prima cosa tenteranno di individuare con certezza - come dice il quotidiano da cui è tratta la notizia - i medici che si sono rifiutati di prescrivere la pillola e di chiarire la questione del cartello *non autorizzato* affisso davanti la porta della guardia medica.

A questo proposito il Presidente dell'Ordine dei medici di Pisa ricorda che il comitato di bioetica ha "introdotto la possibilità di una cosiddetta clausula di coscienza": vale a dire che se un medico non si sente di prescrivere la pillola del giorno dopo può seguire la propria coscienza a patto che "metta in condizione la paziente di ottenere quello che chiede nei tempi e nei termini stabiliti". Tutto ciò però può essere fatto se l'azienda sanitaria riceve comunicazione di questa intenzione. Dall'Asl pisana invece non arrivano notizie di medici che hanno segnalato ufficialmente particolari disagi e che si siano appellati alla clausula di coscienza.

Insomma questi medici non hanno proprio scuse di nessun genere. Diventa poi oltremodo paradossale che un comitato di bioetica possa fornire linee di comportamento della professione che dovrebbero essere sancite per legge. Cosa ne direbbero i medici se il "comitato delle donne incazzate" (che si può fare, statene certi) stabilisse che ad ogni medico che assume questo comportamento può essere dedicato il provvedimento indicato secondo le nostre particolari clausule di coscienza? Lascio a voi la libertà di immaginare quale potrebbe essere...

--->>>Per tutte: se vi capita la stessa cosa, se andate in farmacia e il farmacista non vi vuole dare la pillola del giorno dopo neppure su presentazione della ricetta, denunciate medici e farmacisti. QUI le istruzioni per sapere come fare.

19/03/08

Il consiglio d'Europa: depenalizzare l'aborto

Ciao a tutte,

qui sotto la notizia dal Messaggero, invece QUI il documento originale (in inglese) mentre QUI una traduzione automatica, perciò poco scorrevole...

ROMA (18 marzo) - La Commissione pari opportunità dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Pace) ha approvato a larga maggioranza una bozza di documento che chiede la depenalizzazione dell'aborto per evitare le pratiche clandestine. Il documento invita i Paesi membri a garantire alle donne l'esercizio effettivo del loro diritto ad abortire, eliminando tutte quelle restrizioni che non permettono un'interruzione clinica della gravidanza in appropriate condizioni mediche e psicologiche.

Diritto non garantito. «Proibire l'aborto - si legge - non ne comporta una riduzione nel numero, ma al contrario spinge a utilizzare metodi clandestini, che sono più traumatici e più pericolosi. L'aborto su richiesta in teoria è possibile in tutti gli stati membri del Consiglio d'Europa, con le sole eccezioni di Irlanda, Malta, Andorra e Polonia; tuttavia anche nei paesi dove l'aborto è legale, le condizioni non sono tali da garantire alle donne l'effettivo esercizio di questo diritto».

Gli ostacoli. Numerosi sono gli ostacoli: la mancanza di dottori disposti a praticare l'aborto, i ripetuti consulti medici richiesti, i lunghi tempi di attesa, il periodo di tempo concesso per poter cambiare idea o la mancanza di un'adeguata copertura finanziaria.

Prevenzione. Il documento sottolinea, infine, che l'aborto non è «un metodo di pianificazione familiare» e deve essere evitato nei limiti del possibile attraverso la prevenzione: ridurre i prezzi dei contraccettivi e introdurre l'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole. Il rapporto sarà discusso in seno alla plenaria dall'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che si terrà a Strasburgo dal 14 al 18 aprile.

12/03/08

Obiezione di coscienza...un po' d'ordine...

Di seguito riportiamo l'articolo 9 delle che riguarda l'obiezione di coscienza. La Legge è naturalmente la L194/78 ovvero...

Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. Ancora inapplicata in vari articoli: non è stato attivato per effettuare IVG alcun ambulatorio appositamente attrezzato funzionalmente collegato all'ospedale, dopo la settimana di riflessione l'intervento urgente può essere programmato a distanza di 4 settimane, non è stata introdotta in Italia alcuna tecnica innovativa, compreso l'aborto farmacologico. I consultori familiari, preposti alla vengono progressivamente "disattivati" (da 3000 a 2000 dal 1994 ad oggi).

Articolo 9

Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 (gli articoli riguardano le procedure per l’IVG - NdR) ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l'esecuzione di tali prestazioni. L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale. L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L'obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l'ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l'interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.


>> E' chiaro alla lettura che questo articolo non viene rispettato da medici, infermieri che obiettano. Perchè se è vero che "l'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento(...) delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento", è altrettanto vero che molt* si rifiutano di:

1) preparare le donne all'intervento e di prendersene cura alla fine dell'intervento. Ci sono casi in cui donne non sono state assistite al termine dell'intervento e si sono viste rifiutare l'aiuto fino all'arrivo del non-obiettore (infermiere o medico).

2) prescrivere la Pillola del giorno dopo (generalmente il farmaco prescritto è il Lavonelle, attenzione a distinguerlo dalla RU486 che è invece un farmaco abortivo commercializzato nel resto d'Europa e che evita l'intervento chirurgico alle donne). Ora, questo è un metodo contraccettivo d'emergenza e perciò non è regolato dalla L.194. L'obiezione riguardo alla prescrizione della pillola del giorno dopo E' ILLEGALE e VA DENUNCIATA alle autorità di competenza (tutte le info su come denunciare qui).

In questo senso hanno agito le compagne del TPO con la loro dimostrazione contro la Farmacia Sant'Antonio , subendo poi ben 17 denunce.

>> Inoltre se è vero che "gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8 e la regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale"
è altrettanto vero che questo non avviene e le regioni non controllano (nella maggior parte dei casi) o non controllano abbastanza, l'espletamento effettivo della legge!!!